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ospitalità familiare a Palermo
domenica, 22 marzo 2009

e se un giorno arrivasse la banda



 


 


 


Si parla d'Israele, si parla di arabi, si parla di uomini, donne, deserto e sentimenti. Un gruppo bandistico di Alessandria d'Egitto, splendidamente naif nella sua uniforme azzurro cielo, viene scodellato in un aeroporto in terra d'Israele. Non c'è nessuno ad attenderli, il direttore della banda è un uomo pratico, anche se di pronunzia non perfetta, chiede informazioni sui bus per raggiungere la località che li attende e ovviamente finisce in un non-luogo in mezzo al deserto, abitato da esseri  che sembrano presi da una collezione di casi quasi umani. La musica, e la semplice lingua delle emozioni aiuteranno questi musicisti prestati alla polizia egiziana a entrare in relazioni più o meno profonde con gli abitanti del posto, che li ospitano per una notte, in attesa del bus che l'indomani li porterà alla giusta destinazione. La notte. Piena di chiaroscuri, di bagliori nostalgici, di quella forte sensazione che ti fa dire "una cosa del genere è successa anche a me". La pellicola è realizzata con affetto, senza chiasso inutile, con una fotografia che si staglia contro il deserto fisico, facendo risaltare il miliardo di mondi nascosti dentro ogni uomo.Sembra che non accada nulla, invece non è così. Allora, piazzatevi davanti al vostro televisore, accendete il dvd, tiratevi sopra una copertina di pile che aiuta,  e viaggiate nel flashback emozionale. Il regista è Eran Kolirin , il film è del 2007 e si intitola La banda. A me è piaciuto ( ma sono di gusti facili).

lunedì, 09 marzo 2009

match point (il culo aiuta, una luparata risolve)


Un pidocchio arrinanzato, che campa facendo l’istruttore di tennis per ricchi londinesi annoiati ha una improvvisa botta di culo che cambierà la sua vita scarsa.

Infatti conosce un giovane ricco, figlio di un finanziere ricchissimo, tutteddue sembrano finocchi per come si sussurrano i loro interessi intorno alla letteratura e alla musica lirica, ma non lo sono. Un giorno il picciotto ricco invita il pidocchio a teatro, e nel palco di famiglia la sorella minchiona del picciotto ricco comincia a taliare il maestro, e talìa che talìa si innamora di lui. Poi si vasano e si fanno ziti. Il padre ricco decide che questo pidocchio deve trovarsi un lavoro come si deve, e quindi lo infila in una delle sue società, non per merito, ma per raccomandazione, a pedate nel culo, e ci dà stipendio, autista, potere e soldi.

Il pidocchio si fotte la testa, è chiaro. Un giorno escono insieme il pidocchio parvenu, la sua zita (la figlia del finanziere), il fratello della zita (che poi è l’altro figlio del finanziere) e la spettacolare zita di lui, una americana aspirante attrice in via di fallimento, interpretata da Scarlett Johansson, bona che fa arrizzare le carni, e anche qualcosaltro.

Si sa, u’sticchiu è duci e a minchia jetta vuci, così il pidocchio si vuole fare l’americana bona a tutti i costi. Quella in fondo è un poco buttana, e chiaramente mira a un ganzo ricco per sposarselo e sistemarsi. Prima fa la profumiera, e non gliela dà, poi un giorno di vacanza che piove in campagna si ingroppano come conigli in mezzo alle frasche bagnate.

Nel frattempo però il pidocchio si è maritato con la figlia locca del finanziere, e questa spinna per avere un picciriddo, però gli spermatozoi del pidocchio sembrano non funzionare. Ma quando mai, funzionano, e poi scopriremo come. Intanto il cognato del pidocchio lascia l’americana bona, e si marita con un’altra, e subito stampa un figlio. C’è da dire che alla suocera del pidocchio l’americana bona ci stava sullo stomaco, aveva perfettamente capito che quella era una buttanella in cerca di minchia e piccioli, e quindi stà suocera è felice che il figlio si maritò con un’altra. Intanto il pidocchio si intrippa dell’americana, e ogni momento è buono per scopare, finchè questa resta incinta: quindi i suoi spermatozoi funzionano! Dopo però resta incinta anche la moglie del pidocchio, il quale se prima pensava di fanculare moglie cognato e suocero per seguire il profumo di feromoni dell’americana bona, ci ripensa e cerca di mettere in atto manovre elusive dalla bionda americana, che ormai s’è messa in testa che il pidocchio deve lasciare la moglie moscia e ricca per andare a fare una vita da miserabile con lei.

Il pidocchio allora, che si sta cacando sotto perché non vuole fare uno scandalo e non vuole rinunziare al lavoro facile nella società del suocero, decide di risolvere la situazione a modo suo. Acchiappa una scopetta a casa del suocero, la smonta, la mette nella custodia della racchetta da tennis, va a casa della bionda americana, già che c’è ammazza una vecchia che l’aveva visto fare il cascamorto con l’americana e inscena una rapina a casa sua, e appena l’americana bona incinta esce dall’ascensore lui, senza dire né schì né passa ddà ci spara una luparata in faccia e la stende. Poi se ne va, va a teatro con la moglie come se niente fosse. Di notte ha un incubo, e vorrei vedere, dopo avere accoppato due donne.

La polizia indaga sul duplice omicidio, e tenta di incastrarlo perché la buttanella bionda aveva un diario su cui scriveva il perché e il percome si scopava al pidocchio. Ma il culo salva il pidocchio. Infatti un anello della vecchia che lui ammazza come antipasto, trafugato dal pidocchio nella messinscena della rapina non finisce nel Tamigi insieme ad altre cianfrusaglie, ma viene ritrovato in saccoccia ad un drogato rapinatore, a sua volta fatto secco da un affettuoso collega tossico. Quindi la polizia dà la colpa al drogato, e il pidocchio la fa franca.

Tutti vissero felici e contenti, tranne la vecchia e la bionda, decedute per intossicazione da piombo. Che minchia c’entra il titolo match point? Dovete vedervi il film, se non l'avete già fatto. A me è piaciuto, la Scarlett mi piace sempre, tutti gli altri sono perfetti per sembrare quello che sono, cioè londinesi ricchi e annoiati.
domenica, 01 febbraio 2009

cose che succedono (due fatti)



Ecco, in effetti non ho raccontato di come si stia muovendo una certa quantità di lavoro intellettuale intorno  a vado pazzo per le vacche. Il regista in pectore, che si chiama Tommaso Magnano, qualche tempo fa è entrato in una libreria di Bologna, ha visto la copertina di Fulminati, ne è stato come fulminato , ha letto i racconti ed ha deciso che vado pazzo per le vacche sarebbe stato il suo film d'esordio nel pittoresco e complicato mondo del cinema. Ha contattato il mio editore, poi in coincidenza di una mia gita a Bologna per motivi di lavoro ci siamo conosciuti. La cosa divertente è che Tommaso vede l'ambientazione del racconto, le facce dei personaggi, persino gli oggetti che verranno usati nella realizzazione del film, allo stesso modo in cui li vedo io. Nel frattempo si è aggiunto uno sceneggiatore, amico di Tommaso, lui si chiama Francesco Niccolai, ci siamo sentiti per telefono, scriverà la sceneggiatura , io proverò ad aiutarlo, anche perchè di sceneggiature non ne mastico, ma.



Fatto numero due. Vi invito a passare dalla home page di Blog & Nuvole, per visionare le tavole disegnate scaturite dai racconti brevi che hanno partecipato al concorso. Concorso al quale ho partecipato pure io, inviando un racconto brevissimo (cosmodromo, qui è stato esposto qualche tempo fa). Il racconto è stato poi selezionato per accedere alla fase successiva, ed un disegnatore di cartoon l'ha scelto per intepretarlo a modo suo. Lui si chiama Armin Barducci, e la storia disegnata spunterà tra qualche giorno sul Blog & Nuvole.

martedì, 20 gennaio 2009

vado, anzi andiamo pazzi

Ora c'è un team:


autore, regista e sceneggiatore.


Si parte.


vado_pazzo_p_29678


 


 


 


La station wagon segue le curve della strada di collina. È


facile, basta seguire le indicazioni per la clinica, ha detto il


dottor Angelo F. quando l’ho chiamato l’altro ieri dal

giornale.

Il redattore capo mi aveva detto: Vacci tu, Antonio, che

hai dimestichezza con i medici. Secondo lui il fatto che io

abbia un fratello dottore mi qualifica a penetrare la psiche

di tutti i medici del mondo. Peraltro mio fratello svolge un

oscuro ruolo di funzionario al ministero, e non vede un

malato dai tempi dell’università.

Il giornale per cui lavoro, il Gazzettino della Zootecnia, mi

manda spesso a visitare allevamenti modello,

generalmente condotti da individui che, a furia di stare

vicini alle loro bestie, a un certo punto ne assumono le

fattezze. Sono curioso di conoscere questo famoso

chirurgo allevatore. Arrivo al cancello, sporgo un braccio

dal finestrino, premo il pulsante del videocitofono: Sono

Antonio M. il giornalista del Gazzettino della Zootecnia.

Subito i battenti si aprono, guidati silenziosamente da

braccia elettromeccaniche.

Il dottor Angelo F. è sul prato, seduto sotto un gazebo

bianco. Appena vede arrivare la macchina lungo il viale, si

alza e mi viene incontro.

Ci presentiamo. La sua stretta di mano è forte,

leggermente disumana. Lo guardo negli occhi e ci vedo

riflesso il prato. Vado subito al sodo: devo partire per il

weekend e vorrei andarmene presto, per scansare traffico.

Sparo subito la domanda: Dottore, mi dica di questa sua

passione.

Vado pazzo per le vacche, di tutte le razze, di tutti i colori,

che siano al pascolo o in una tiepida stalla, confortato

dalle luci basse e dal quel morbido materno odore di latte

e merda, amo le vacche, dice.

Ho acceso il piccolo registratore digitale, lui guarda

alternativamente il led lampeggiante, il prato e me.

Mi sono specializzato in America, faccio il chirurgo,

lavoro la notte, la mia segretaria lo sa, prende gli

appuntamenti per le visite e le operazioni solo dopo le 20,

fino a quell’ora non voglio essere disturbato, esistono solo

loro, le mie creature preferite, dice.

Ricordo che da piccolo chiedevo a mia madre da dove

venisse il latte, e lei mi rispondeva: ma sono le mucche

che ce lo portano, Angelo mio, e io sognavo che, durante

la notte, venisse una mucca - la mia mucca personale - a

portare la bottiglia di latte sul pianerottolo di casa.

E così ho fatto costruire la mia clinica vicino ad una

fattoria, con un grande prato intorno, in cui loro possano

pascolare, accovacciarsi a ruminare, riposare, farsi

mungere nella stalla che hanno realizzato dei tecnici

specializzati che ho fatto venire apposta dalla Svizzera: le

mie vacche non devono avere nessuno stress.

C’è chi si butta in mare per dare da mangiare agli squali,

chi sta ore e ore appollaiato su una roccia con un binocolo

in mano per guardare il volo delle aquile; io ho desideri

più semplici, mi basta trascorrere la mia mattinata nella

fattoria, guardando le mie mucche, e riempirmi di felicità

quando mi accorgo che, chiamandole con il loro nome, si

voltano, e mi salutano. Certo, mi salutano agitando la

coda, è il loro modo molto personale di dire ciao, e il mio

cuore si riempie di gioia.

Ho fatto il giro del mondo per trovare gli esemplari che mi

servivano per arricchire la mia collezione, possiedo degli

animali rarissimi, ho assunto due veterinari che me le

curano, con i migliori mangimi e tutte le attenzioni che

sono necessarie.

Angelo F. è un chirurgo di successo, il suo nome circola

negli ambienti medici come uno che sa il fatto suo, si è

costruito potere e successo lontano dal policlinico e per

questo è invidiato e temuto, e anche molto chiacchierato.

Si ferma un attimo, mi versa, senza chiedermelo, del latte

freddo, ne beve anche lui, posa il bicchiere di plastica

verde, inspira profondamente, ricomincia a parlare.

La notte, invece, opero nella mia clinica. Faccio

soprattutto chirurgia vascolare, rappezzo ferite, impianto

protesi vascolari, opero spesso pazienti che mi vengono

indirizzati dai reparti di dialisi, per loro realizzo con una

tecnica innovativa delle fistole arterovenose. Ceno alle

18,30, faccio una sauna, una buona doccia, un massaggio,

prendo le mie compresse e alle 20 sono pronto per le visite

e per la sala operatoria.

Ho un metodo mio per selezionare i pazienti, non rifiuto

nessun ammalato, e loro sanno che potranno avere il

massimo da me se si attengono al mio modo di lavorare.

I primi interventi sono quelli in cui la mia parcella è più

alta, sono riposato, concentrato, la riuscita sarà

sicuramente perfetta, e si sa, c’è chi è disposto a pagare di

più pur di avere la perfezione.

Quando le compresse iniziano a fare il loro effetto, il

sonno scompare, la mia attenzione si moltiplica, le pupille

si dilatano, i movimenti diventano veloci e non posso

tollerare che chi mi sta accanto abbia i riflessi lenti.

Così anche le assistenti al tavolo operatorio devono

prendere le compresse; un giorno una di queste stronze mi

ha accusato di drogarla, di stare rovinando la sua vita, e mi

ha denunciato al procuratore della repubblica.

Improvvisamente il suo sguardo si accende di una luce

algida, da lampada scialitica.

La stupida non sapeva che io avevo operato gratis la

madre del procuratore, e il caso è stato chiuso. Ora lavora

alla cassa del supermarket.

Io non l’ho più vista, non ci vado al supermarket, me lo ha

raccontato Samir, il cameriere.

Si ferma, per rispondere ad una chiamata al cellulare:

poche battute secche, continuando a guardare il prato. Poi:

In questi giorni il prato è bellissimo, e io mi diverto a

stendermi accanto alle mie vacche che ruminano o

riposano. È verdissimo, l’irrigazione automatica è la stessa

dei campi da golf, non bado a spese, e l’erba è sempre

pulita, perché ci pensano i pachistani o i negri a togliere

via la cacca delle mucche, a lavare subito l’erba e

spruzzare un prodotto che non la fa seccare, e quindi

chiunque può stendersi a guardare le vacche sul mio prato.

In effetti non invito quasi mai nessuno, ho scoperto che le

donne non amano le vacche, chissà forse sono gelose delle

loro grandi tette, e il latte delle donne non è così buono

come il loro.

E allora non ho bisogno d’altra compagnia, loro

muggiscono e il mio cuore si riempie di gioia.

Qualche notte fa ho operato un tizio, uno che mi ha fatto

degli assegni postdatati che poi sono risultati scoperti; era

uno degli ultimi interventi della notte, l’effetto delle

pillole stava per finire, mi è scivolato il bisturi e gli ho

reciso un’arteria, avrebbe potuto crepare ma non è morto,

la sala operatoria si è ridotta una schifezza, piena di

sangue, e ho dovuto operare gli altri nella sala numero

due, che era pulita e pronta per l’indomani. Che spreco.

D’altro canto lo sapeva bene: per gli ultimi interventi mi

faccio pagare di meno perché qualcosa potrebbe non

essere perfetta, sono umano, la stanchezza si fa sentire.

La moglie del morto di fame è venuta a minacciarmi che

mi avrebbe denunciato. Faccia pure, poco tempo fa ho

salvato la figlia del questore.

Oggi è successo un fatto spiacevole, che mi ha molto

turbato, tanto che ho detto alla segretaria di annullare tutti

gli interventi di stanotte, non sono sereno.

È successo che ho scoperto uno dei nigeriani che inveiva

ad alta voce, sicuramente diceva delle brutte parole nella

sua lingua schifosa, contro Mammina, la mia vacca

preferita, una piacentina, e ad un certo punto ha pure

tentato di darle un calcio.

È intollerabile che si comporti in questo modo dopo che

l’ho accolto alla fattoria, dopo che lo faccio dormire nel

fienile vicino la stalla, dopotutto al suo paese dormiva

sotto le stelle o sotto qualche foglia di palma; gli pago

persino uno stipendio e gli permetto di mangiare vicino

alle mie vacche.

Il suo compare ha capito che ero furioso e si è defilato

subito, invece questo negro ha avuto pure il coraggio di

dire ghe non essere vero, ghe non volere golbire

Mammina; io le bugie non le sopporto, e l’ho licenziato,

gli ho detto vattene da questa fattoria, e subito.

Lui mi ha risposto du essere bazzo. In fondo ha ragione,

sono pazzo per le vacche.


(pubblicato sul volume "Fulminati" Navarra editore 2008)
postato da: Medicineman alle ore 07:05 | link | commenti (10)
categorie: cinema, storie, dreams, strange people, preavvisi, fatti ed eventi
giovedì, 04 dicembre 2008

prossimamente




vado_pazzo_p_29678prossimamente al cinema?

domenica, 30 novembre 2008

prossimamente

venerdì, 24 ottobre 2008

vicky cristina barcelona

 

 

Pioveva, una serata adatta per andare al cinema. Ripresa di stagione, coi soliti amici. "un musical? vuoi vedere mammamia? nooo, andiamo a vedere il film di woody allen, che sicuramente ne vale la pena". Le ultime parole famose. A parte la scelta, discutibile, di raccontare con voce fuori campo una serie di scene che per comprimere i tempi non sono state messe nel film (mio cattivo pensiero), la colonna sonora infarcita di musiche prese dalle compilation economiche di cafè del mar, il film è poco. Le cose migliori sono i dialoghi in spagnolo tra una allucinata Penelope Cruz e un polifemico Javier Bardem che in questa pellicola non sbatte mai le palpebre, sembra finto. E anche la bambolina del cine che mi è tanto piaciuta in altri film, Scarlet Johansson, mi pare che in questo film non reciti affatto. L'amore a tre, ma anche a quattro, a tre meno uno, a due più due... Ora non voglio dissuadervi, ma...

postato da: Medicineman alle ore 16:10 | link | commenti (8)
categorie: recensioni, opinioni, cinema, strange people
venerdì, 30 novembre 2007

c'era un motivo

 

al post esca di ieri.

C'era un motivo, anzi c'era un sogno. Un sogno lisergico. Che prima, avevamo avuto una lunga discussione, i quattro del giovedì sera. Stasera scelgo io avevo detto. Ho percepito il brivido di terrore lungo le schiene di tutti. E la med-moglie: è un musical? non ci vengo.

Poi, però, due ore di vibrazioni positive, di emozioni. Si, di emozioni. Come pelle d'oca, orripilazione, liquido lacrimale dissipato non solo attraverso le narici ma anche lungo le valli del viso. Se dovessi dire se mi è piaciuto dovrei dire di no. Non mi è piaciuto. Di più . Sono, anzi siamo tutti caduti dentro il gorgo dello schermo, sprofondati nelle poltroncine, afferrati ai braccioli. Storie e musica, e la gioventù, e gli anni sessanta. Il grande sogno lisergico. E tutti i personaggi hanno nomi caduti scuotendo gli spartiti dei Beatles. E l'amicizia, e l'amore. Si, l'amore.  Persino un lieto fine. Sto parlando di "across the universe", un film che-secondo me-dovreste andare a vedere. Io tornerò a rivederlo. Pace, amore, lotta per gli ideali, e le canzoni dei Beatles. Poi, fuori dal cinema, ho litigato con uno che mi aveva chiuso la macchina nel parcheggio, ma ero talmente permeato di pace universale che l'ho mandato a fanculo con amore.

postato da: Medicineman alle ore 20:59 | link | commenti (7)
categorie: recensioni, cinema, amichevole segnalazione
sabato, 20 ottobre 2007

la bella gente e gli altri





Ho conosciuto una signora spagnola; è venuta al b&b della med-moglie chiedendo per tre giorni di seguito di potere alloggiare lì. Siccome non c'era posto, passava ogni giorno nella speranza che qualcuno avesse rinunciato alla sua prenotazione e lei potesse finalmente subentrare.
Mi ha detto che è di Barcellona. E complice la sua faccia simpatica da coniglio gigante, coi dentoni e i baffi e i capelli strani tirati un pò su, ci siamo messi a parlare.
Io ho detto che Barcellona mi piace, che ci tornerei, che è una bella città. Lei ha ribattuto che verrà prima o poi a vivere a Palermo, dove ci sono mille monumenti e mille angoli interessanti. E, scoprendo i dentoni coniglieschi ha aggiunto " a barselona ci sono solo quatro palazi". Vero, ha ragione. Devo pulire i miei occhiali, sporchi d'abitudine e di transiti quotidiani e guardarmela meglio, la città. Quella in cui vivo.

Martedì sono andato al Policlinico, mentre aspettavo che l'omino della sbarra mi desse il biglietto d'ingresso al parcheggio, vergato a mano da due anni "apparecchiatura temporaneamente guasta" c'è scritto sulla colonnina che dovrebbe erogare i tagliandi magnetici, mentre aspettavo ho guardato a destra, e mi sono preoccupato.
A destra solitamente staziona il giaciglio cartonato di un essere umano, precario come un burattino, con un cappello a forma di cono rovesciato sempre in testa, in estate ed in inverno. Non ho visto sue tracce, ho pensato che fosse morto e che avessero ripulito tutto. Mi sono lamentato con me stesso, più volte ho pensato di fermarmi e parlarci, giusto per trovare un personaggio nuovo per un racconto: lo so, è un atteggiamento snob, intellettualoide, però ho il coraggio di ammetterlo.
Martedì notte, e non credo a causa della caponata, ho sognato l'intervista al signore che dorme sotto la tettoia del parcheggio al policlinico. Nel sogno mi diceva solo mi chiamo Giuseppe però, sempre nel sogno, io mi allontanavo da lui perchè temevo che la sua bocca puzzasse. Invece nel sogno non puzzava per niente, però gli facevo domande e lui rispondeva, senza che dalle sue fauci uscisse alcun olezzo, mi chiamo Giuseppe. Ancora non me lo sono spiegato, questo sogno.

Il campionato mondiale di ammazza la famiglia ha visto un bel match a Reggio Emilia: Albania-Italia 3-0.
E poi impazza la moviola sui principali eventi degli ultimi anni; i teledipendenti tutti lì, a sorbirsi le ricostruzioni al centesimo di secondo della strega di cogne, dei mostri di erba, del padre orco di gravina di puglia. E se non basta la realtà, un assortimento faraonico di serie tv autoctone e d'importazione serve il delitto efferato in prima serata, e l'illusione che gli autori dei misfatti vengano sempre scoperti dalla scienza, dalla polizia armata di microscopio, polverine e minigonne di pelle.

Giovedì sera sono tornato al cinema dopo mesi. "Trovami un film allegro" ha detto la med-moglie. E così siamo andati a vederci Hairspray. Ho già riferito a qualcuno che la pellicola è un musical buonista, sixty e kennediana, che la vera attrazione non è John Travolta camuffato da Bibendum.
Il bello è che è pieno di rithm'n blues, che non si può stare fermi col piede (stai fermo col piede diceva la med-moglie) e che si sorride. Si sorride. E mi sembra tanto, coi tempi che corrono.

Ho tentato di conoscere persone, persone che non vogliono farsi conoscere. Ci rinunzio.
postato da: Medicineman alle ore 11:37 | link | commenti (11)
categorie: cinema, storie, sicilia, strange people, fatti ed eventi
mercoledì, 22 novembre 2006

elezioni a furor di popolo

Si vota qui il nuovo volto (e non solo) dell'agente 007.  succede che mi sono rotto le balle di tutti i poveri pseudosostituti di Sean Connery e Roger Moore. Io propongo questi, e voi?

ps: ho cambiato le foto che a qualcuna (:-) erano sembrate osè...

postato da: Medicineman alle ore 13:36 | link | commenti (23)
categorie: opinioni, cinema