
(foto di medicineman)
Accademici da tutto il mondo, designer di fama planetaria, raffinati cultori della bella letteratura.
ops, mi sono sbagliato.
Blogger e fumettari, a wild bunch, tutti insieme appassssionatamente per la presentazione del volume tratto dal blog-concorso "blog & nuvole" . Dove? ammilano.
I dettagli al link sopra. Io ci sarò, anche perchè poi se magna 

(foto by Blackmamba)
Questo sono io: eh, chi se l'aspettava? Tutta stà messa in scena per informare gli addetti ai lavori , ovvero i blogger che sono anche biker (uh che accoppiata azzardata) che è online un nuovo (un altro!) blogmagazine, all'indirizzo www.lasiciliainmoto.it . Si, lo ammetto, ci scrivo pure io, ho una rubrica che si chiama scootervisions. Non solo per addetti ai lavori.

(da www.origamimauro.it )
I concorsi letterari, voglio dire.
Sul sito dell'editore (Ottavio Navarra) che mi ha pubblicato "chimiche interiori" e (recidivo!) "fulminati", troverete il bando completo del concorso letterario "giri di parole". Fatevi un giro, qui

Si parla d'Israele, si parla di arabi, si parla di uomini, donne, deserto e sentimenti. Un gruppo bandistico di Alessandria d'Egitto, splendidamente naif nella sua uniforme azzurro cielo, viene scodellato in un aeroporto in terra d'Israele. Non c'è nessuno ad attenderli, il direttore della banda è un uomo pratico, anche se di pronunzia non perfetta, chiede informazioni sui bus per raggiungere la località che li attende e ovviamente finisce in un non-luogo in mezzo al deserto, abitato da esseri che sembrano presi da una collezione di casi quasi umani. La musica, e la semplice lingua delle emozioni aiuteranno questi musicisti prestati alla polizia egiziana a entrare in relazioni più o meno profonde con gli abitanti del posto, che li ospitano per una notte, in attesa del bus che l'indomani li porterà alla giusta destinazione. La notte. Piena di chiaroscuri, di bagliori nostalgici, di quella forte sensazione che ti fa dire "una cosa del genere è successa anche a me". La pellicola è realizzata con affetto, senza chiasso inutile, con una fotografia che si staglia contro il deserto fisico, facendo risaltare il miliardo di mondi nascosti dentro ogni uomo.Sembra che non accada nulla, invece non è così. Allora, piazzatevi davanti al vostro televisore, accendete il dvd, tiratevi sopra una copertina di pile che aiuta, e viaggiate nel flashback emozionale. Il regista è Eran Kolirin , il film è del 2007 e si intitola La banda. A me è piaciuto ( ma sono di gusti facili).
volevate essere poligami? cliccate sul banner sopra.
E poi non venite a raccontare che tre mogli brontolano più di una sola.
letto in palestra:
"e' stato riparato il bagno degli spogliatoi delle donne. sono stati rinvenuti 55 assorbenti, 7 slip, 4 collant e una carota"

chi può, ci sia.
prossimamente al cinema?
blognuvole.splinder.com/


Siccome sono uno che fa un sacco di dietrologia, sono spesso restio a fidarmi delle opinioni altrui, ma con discreta capacità di autocritica, il che mi fa spesso cambiare opinione su certi fatti, avevo accolto con una certa diffidenza una recensione di una rivista di moda femminile su di una certa cantautrice. Però siccome sono sempre in cerca di musica nuova per riempire i chilometri tra un luogo e l'altro (eh, la macchina è il mio ufficio), mi sono attaccato al sito dove mungo download a pagamento ed ho scaricato il ciddì di cui sopra. Ah, ancora non l'ho scritto? Dunque, dicevo. Nella stessa sessione di download ho scaricato molti altri cd di personaggi che godono della mia incondizionata fiducia, perciò questa cantautrice è stata ascoltata per ultima. Non sto a farla tanto lunga: questo è il pensiero che si è formato nell'ampia camera oscura del mio cervello, in cui, a causa dell'età, molti e molti neuroni hanno lasciato spazio a incoerente tessuto fibroso, quindi incapace di pensare. E' come se qualcuno avesse rubato un solo efficace spermatozoo a sua insantità Tom Waits, e subito dopo si sia preoccupato di fecondare, in ambiente musicalizzato, un oocita della mia signora del pop preferita, lady Aimeè Mann. Il prodotto di questa operazione di musicofecondazione è Feist. Lei si dichiara infulenzata anche da P.J. Harvey, non posso non darle fiducia sconfinata. Misteriosa canadese di Toronto (ma in Canada ne nascono spesso, di fenomenali autori-esecutori). Il cd che ho ascoltato, e che ancora è in heavy rotation nella plancia della mia auto è The Reminder . My moon my man, The sea lion, bisogna ascoltarle obbligatoriamente. Ed anche a voi nascerà quel pensiero che facevo prima. Inoltre, per i fortunati di Milano, stasera Feist suona ai Magazzini Generali. I milanesi, che di solito non considero fortunati a vivere lì, questa sera possono inebriarsi. Lo facciano un pò anche per me.

Appunto. Proprio per questo, vi informo che di Fulminati si è scritto qui qui, qui qui e qui. Tutte persone al disopra di ogni sospetto, blogstar addirittura. E per quelli di stomaco forte, qui (sono circa 54 mega da scaricare )ci trovate una intervista (andata in onda il 2 aprile) dei tre Fulminati ad una tv locale.

Pioveva. A Palermo, pioveva che se avessi avuto un motoscafo, in aeroporto ci sarei arrivato prima.
Ero pure in ritardo, ieri. Non e’ che la partenza mi entusiasmasse, però se l’azienda ti chiama in sede, un motivo ci dev’essere. Sinceramente, il motivo lo conoscevo (e la conoscenza era causa del mio scarso entusiasmo).
In aeroporto niente da segnalare, anche per il fatto che sono arrivato proprio all’ultimo minuto, e non ho avuto tempo di studiare, come di solito faccio, la interessante fauna aeroportuale.
Mi sono sorpreso quando, alla coincidenza di Roma, non c’era alcuna nuvola in cielo, un tramonto invernale nelle tinte del rosa pallido, infondente un giusto grado di struggimento.
Sull’aereo che ci trasportava da Roma (ah, lo struggente tramonto romano) a Bologna, un assistente di volo ci teneva a fare sapere a tutti i passeggeri che lui appartiene al terzo sesso.
Ondeggiava ancheggiando come se avesse avuto ai piedi vertiginose decolté dal tacco dieci.
Invece indossava i soliti mocassini di servizio, e quando è stato il momento di spingere il carrello con le bibite, si è immerso nel ruolo con una tale affettatezza che mi è venuto di rispondergli, quando mi ha chiesto cosa gradissi da bere, “succo d’arancia, grazie signorina”. Però non l’ho fatto. Magari a lui avrebbe anche fatto piacere, però non mi sembrava il momento adatto per dimostrare al resto della cabina che sono retrogrado e sessista.
In realtà non sono né retrogrado né sessista, almeno credo.
Almeno spero.
A Bologna, ho incontrato una pattuglia di colleghi che erano arrivati da altre destinazioni in orario coincidente. Ho notato che non c’erano decorazioni natalizie, in aeroporto.
L’ho anche detto ad un collega, “non lo sai che a Bologna sono tutti comunisti? Non lo festeggiano il Natale, i comunisti” ha ringhiato lui.
Mii. Vero? Se c’è un bolognese che mi legge, mi risponda, per piacere.
Siccome sulla monovolume che ci trasportava a Modena hanno tutti preso a parlare di fatti inutili di lavoro, ho indossato le cuffie del lettore mp3 e mi sono sparato a discreto volume un po’ di Snow Patrol, e di Editors. E guardavo, nel buio dal finestrino, la campagna intorno all’autostrada. Niente nebbia, le tradizioni cambiano. Sono sicuro che se l’avessi chiesto al collega di prima “ti sei accorto che non c’è quasi più nebbia in valpadana?” lui mi avrebbe risposto “non lo sai che in valpadana sono tutti comunisti? Se la mangiano la nebbia, i comunisti”. Infatti non gliel’ho chiesto. Credo che gli avrei dato troppa importanza. E poi se batto il piede al tempo di chasing cars non posso fare domande stupide.
Nella tasca di destra un oggetto di forma rettangolare mi premeva un po’ sul fianco.
Era il libro che avevo finito di leggere durante i voli di prima.
E’ il libro di un autore (so che ad e.l.e.n.a. piace) che mi piace, e che ho già qualchevolta citato, e del quale amichevolmente obbligo alla lettura quei turisti (che sono in grado di leggere l’italiano) che frequentano il bed and breakfast gestito dalla med-moglie.
Il titolo del libro è 1982. Mi che fantasia, e che scarso tempismo, dirà subito qualche intellettuale, non lo poteva chiamare 1985 evitando così di anteporsi a quel famoso capolavoro che si chiama 1984? Non lo chiederò all’autore, intanto perché non lo conosco (potrei scrivergli una email, come lui fece scrivendo una lettera ad un altro scrittore terribilmente più famoso di lui e che-miracolo-gli rispose. Però era il 1982, di solito si rispondeva alle lettere).
Per quel miracoloso fenomeno che fa sì che il lettore si identifichi nelle vicende narrate dallo scrittore, e che gli fa dire, minchia sembrano proprio le cose che sono successe a me, anch’io mi sono identificato. E potrei con un ragionevole grado di sicurezza affermare che una delle stupidaggini che lui combinò nel 1982 l’avevo fatta pure io uguale uguale, nello stesso anno.
Arrivato in albergo, che si trova in un non luogo,distante due chilometri e parecchio freddo e puzza di maiale da Modena, mi sono chiesto cosa ci stessi a fare lì io, lavoratore di una razza in via di estinzione ( di questo ne parlerò un’altra volta).
Non mi sono risposto, mica sono un cliente di Marzullo, io.
(nel frattempo ho parlato di 1982 memorie di un giovane vecchio di Roberto Alajmo).

al post esca di ieri.
C'era un motivo, anzi c'era un sogno. Un sogno lisergico. Che prima, avevamo avuto una lunga discussione, i quattro del giovedì sera. Stasera scelgo io avevo detto. Ho percepito il brivido di terrore lungo le schiene di tutti. E la med-moglie: è un musical? non ci vengo.
Poi, però, due ore di vibrazioni positive, di emozioni. Si, di emozioni. Come pelle d'oca, orripilazione, liquido lacrimale dissipato non solo attraverso le narici ma anche lungo le valli del viso. Se dovessi dire se mi è piaciuto dovrei dire di no. Non mi è piaciuto. Di più . Sono, anzi siamo tutti caduti dentro il gorgo dello schermo, sprofondati nelle poltroncine, afferrati ai braccioli. Storie e musica, e la gioventù, e gli anni sessanta. Il grande sogno lisergico. E tutti i personaggi hanno nomi caduti scuotendo gli spartiti dei Beatles. E l'amicizia, e l'amore. Si, l'amore. Persino un lieto fine. Sto parlando di "across the universe", un film che-secondo me-dovreste andare a vedere. Io tornerò a rivederlo. Pace, amore, lotta per gli ideali, e le canzoni dei Beatles. Poi, fuori dal cinema, ho litigato con uno che mi aveva chiuso la macchina nel parcheggio, ma ero talmente permeato di pace universale che l'ho mandato a fanculo con amore.