Linee aeree Puffe
Me lo dovevo proprio immaginare. Appena ho visto quell’aereo dipinto di blu, ho capito. Infatti, il signore seduto. Anzi, meglio dire incastrato, nel sedile. Dunque, il signore incastrato nel sedile accanto a me ha cominciato subito a lamentarsi. E aveva ragione, l’aereo era blu perchè era quello delle linee aeree Puffe.
Sissignore, i Puffi avrebbero viaggiato benissimo , ma esseri umani di taglia normale sarebbero stati in grandi difficoltà, proprio come il signore seduto accanto a me, dall’alto dei suoi 197 cm, ed anch’io, dal basso dei miei 175 cm di statura.
Il signore accanto a me era un giornalista tedesco, uno di quelli che ha studiato in italia, affascinato dalla romanità, ma che mi ha dovuto confessare che, dopo essere tornato in Italia per lavorare come corrispondente della televisione tedesca, “più tempo passo in Italia, meno la capisco...”.
Petit France a Strasburgo e il figlio lontano.

(foto di medicineman)
Strasburgo, molto meglio di quanto mi fossi immaginato. Piccola, ma non provinciale, un gran numero di giovani in giro, anche la sera, quando solitamente nelle città di provincia, specialmente se il clima non aiuta, tutti restano tappati a casa. A Strasburgo sabato sera, dopo l’impegno del congresso (non parlo ai congressi, semplicemente mi piazzo allo stand della società per cui lavoro e alleno il sorriso e l’inglese, oltr a fornire spiegazioni rilassanti su come siano buoni i farmaci che stiamo propagandando) mi ha raggiunto mio figlio. Già, a fine agosto, quasi a tradimento, è partito per fare l’Erasmus in Francia. Non sapevo che avesse queste intenzioni finchè non ci ha comunicato che era stato accettato nel programma e che sarebbe venuto a vivere in Francia per qualche mese. Sabato sera siamo stati insieme, siamo andati a cenare in un ristorante carino, non eravamo soli, lui ha dato a tutti l’idea di essere uno con le idee chiare, un bravo ragazzo studioso insomma. Non è solo un’idea, corrisponde abbastanza alla realtà.
Ho noleggiato una macchina in aeroporto, appena arrivato, avevamo concordato, col figlio, che lo avrei riportato in auto nella cittadina della regione remota in cui si trova la sua università. E così abbiamo fatto.
Il giro è stato un pò lungo, abbiamo attraversato quattro nazioni, sperimentando panorami differenti tra Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo. Arrivati in Lussemburgo (la visita della capitale è un pò deludente, in meno di un’ora si vede tutto il centro) siamo stati accolti dal granduca che è arrivato con la sua macchinona ed un autista a presenziare ad una cerimonia militare; la banda era un pò scalcinata, non quello che ti aspetti di vedere in una delle capitali dell’esportazione di valuta, ma tant’è.

(foto di medicineman)

(foto di medicineman)
Poi finalmente, dopo un lungo viaggio piovoso, siamo arrivati a destinazione. Ho sentito una strana sensazione di disagio, e non era il clima. Dopo che ho visto l’alloggio cubicolare in cui passerà i prossimi mesi, il cuore mi si è ristretto, come dopo un lavaggio in lavatrice col programma sbagliato. Mi sono chiesto perchè ha voluto punirsi abbandonando le comodità domestiche, le amicizie consolidate, l’uso di tutto quello che può servire ad un ragazzo di vent’anni , trasferendosi in un posto triste, alloggiando in una tana triste, condividendo con altri ragazzi uno spazio comune che sembra la sala d’aspetto di una stazione ferroviaria periferica, in cui l’unico conforto è indossare un auricolare e connettersi con skype agli affetti rimasti altrove. Da una parte i ragazzi e le ragazze europei, dall’altra quelli con problemi religiosi. Si, ho scritto bene, quelli con il problema di essere musulmani.
Forse, è colpa mia, che non ho più gli occhi di quando avevo vent’anni. Sicuramente è colpa mia.
Nel frattempo non ha smesso di piovere, avevo un lungo viaggio di ritorno, per reimmettermi nella routine delle mie attività paracongressuali, mi sono rimesso in auto, il mio viso si è bagnato, e non era pioggia.
a proposito di pioggia, oggi mentre aspettavo di decollare è passata una tromba d'aria sull'aeroporto di Fiumicino. Ho immortalato l'arcobaleno smagliante spuntato subito dopo.

(foto di medicineman)