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ospitalità familiare a Palermo
venerdì, 30 giugno 2006

padre che sei nei cieli

Houston, novembre 2022
 
Quella mattina ad Houston pioveva, e le cime delle palme si scuotevano come la testa di un cavallo nervoso.
padre nostro che sei nei cieli…”; l’uomo posò la cornetta del telefono, spinse l’apparecchio verso il centro della scrivania di legno scuro, guardò un punto indefinito oltre la vetrata che delimitava lo studio dalla sala operatoria, restò ad aspettare.
Restò ad aspettare che una voce simile a quella dell’ultima chiamata gli ripetesse la frase che negli ultimi giorni gli risuonava nel cervello, “tu non sei nostro padre”.
 
Houston, agosto 1982.
La Cadillac convertibile azzurra si arrestò con un sobbalzo smorzato dalle molle morbide degli ammortizzatori, si aprì lo sportello lato guida, ne scese un uomo alto, vestito all’europea, ray-ban scuri calati sugli occhi. Girò intorno alla macchina, prese un contenitore dal sedile passeggero, percorse diagonalmente una decina di passi dentro il parcheggio, si avvicinò alla reception del centro aerospaziale.
“sono il dottor Goodman, l’ingegnere Joseph mi sta aspettando”, disse alla corpulenta guardia giurata che lo scrutava da dietro il vetro blindato.
La guardia, una donna di colore deformata dalla dieta iperproteica, pigiò i tasti del citofono, scambiò qualche battuta con l’interlocutore, poi fece cenno con il capo a Goodman che poteva andare, mentre gli porgeva un badge identificativo.
Sopra il tesserino, il simbolo della N.A.S:A, un ologramma metallico inserito al centro, rifletté di un bagliore iridescente mentre Goodman lo appuntava al revers della giacca.
Nello studio di Joseph troneggiava il modello del satellite Explorer, che sarebbe stato lanciato nello spazio dopo mesi di preparativi, scontri con l’amministrazione federale, difficoltà nel reperire denaro fresco per assicurare successo pieno all’operazione. Questi satelliti artificiali venivano lanciati nello spazio, in rotta di fuga dal sistema solare, nella speranza che venissero un giorno intercettati da altre forme di intelligenza e le informassero che, sul terzo pianeta del sistema solare, composto da nove corpi celesti che ruotavano intorno ad una stella gialla di nome convenzionale Sole, una specie si era evoluta e cercava un contatto.
Vox clamans in deserto” aveva sentenziato uno dei consiglieri alla sicurezza del Presidente, che avrebbe preferito investire quel denaro in altri missili a testata atomica, da puntare contro il nemico sovietico, ma le pressioni del Senato avevano sbloccato il progetto, e i satelliti erano andati in orbita.
 
“Ho portato il contenitore termico, questo resiste al caldo e al freddo, e -in ogni caso- lassù di freddo ne farà parecchio, si conserverà benissimo” disse ridacchiando Goodman al suo interlocutore.
L’ingegnere prese il cubo di polistirolo, lo soppesò, disse “bene, andiamo a metterlo al suo posto”.
Indossarono delle tute di carta, soprascarpe e cuffie per la testa, poi attraversarono una lunga teoria di corridoi e porte in cui bisognava inserire il badge di riconoscimento per passare.
 
 
Arrivarono in una grande stanza con le pareti tutte bianche, ricoperte di fogli sottili di alluminio, che davano l’impressione di essere chiusi in una enorme latta di tonno in scatola.
Il satellite era collocato su un carrello con piccole ruote di teflon, in quel momento nessuno ci lavorava intorno.
I due si accostarono ad un vano aperto, inserirono il contenitore, richiusero il vano adoperando chiavi a brugola. Il coperchio era costituto da una piastra d’oro, sulla quale erano incise le sagome di un uomo e una donna, la posizione della terra nel sistema solare, delle formule matematiche.
“buon viaggio” pensò Goodman, rivolgendo il saluto mentale alle 12 fiale contenenti lo sperma congelato di altrettanti donatori dalle caratteristiche insolitamente perfette, selezionati direttamente da lui.
 
Houston, luglio 2005
 
Una macchina nera aspettava Goodman, che uscì di corsa dal condominio, si infilò nello sportello dai vetri oscurati che qualcuno aveva aperto; la vettura ripartì con una violenta accelerazione che schiacciò gli occupanti agli schienali di pelle.
“e’ arrivato qualcosa durante la pioggia di meteoriti di due giorni fa, per fortuna l’hanno trovato i militari” disse un ufficiale nero visibilmente strizzato nella divisa d’ordinanza.
“sulla capsula c’era una placca in oro, uguale a quella che era stata fissata sull’explorer 2, ed un’altra simile accanto, con le coordinate stellari di un pianeta nella costellazione di Orione.”
I passeggeri trattennero il respiro mentre l’ufficiale li guardava negli occhi. Goodman si asciugò il sudore gelido con il fazzoletto da taschino “cosa c’era dentro? Dentro la capsula voglio dire” . Un altro uomo, che fino ad allora era stato zitto, giochicchiando con gli auricolari di un lettore mp3, guardò l’ufficiale e prese la parola: “dottor Goodman, nella capsula ci sono 12 unità incubatrici, visibili dall’esterno tramite un oblò di ispezione, e delle tabelle con grafici e una specie di foglio di istruzioni, compilato in inglese e cinese”.
“istruzioni? Si spieghi meglio” disse Goodman.
“viene chiesto di impiantare dodici embrioni negli uteri di altrettante donne, selezionate secondo i criteri che vengono elencati successivamente, si dice di farlo anche per il bene futuro dell’umanità tutta. In tutti questi fogli viene sempre citato il suo nome ” disse l’uomo degli auricolari, che se li rimise subito dopo.
Goodman inghiottì un bolo di saliva acida e ruvida.
 
Tutto doveva passare sotto assoluto silenzio, si doveva fare in modo che dodici donne ricevessero, a loro insaputa, nel loro utero un embrione di provenienza extraterrestre e portassero avanti la gravidanza in maniera regolare ma  strettamente vigilata.
Goodman si spostò con una piccola equipe di collaboratori, selezionati tra i medici ed i biologi dei servizi segreti, a San Antonio, e si inserì nell’equipe ginecologica del locale ospedale.
Il servizio di assistenza alla natalità venne affiancato dagli uomini della CIA, e furono controllate le cartelle cliniche delle donne che si sottoponevano alle pratiche per combattere l’infertilità. Fu fatto credere a dodici di loro che l’equipe era riuscita a creare in vitro degli embrioni da loro ovuli e dallo sperma dei partner, e che tutto sarebbe andato bene.
Goodman avrebbe voluto esaminare meglio al microscopio e con procedure di identificazione genetica quegli embrioni, ma non c’era verso di eliminarne un paio, qualsiasi procedura che avesse come fine la dissezione dell’embrione e la sua conseguente morte si concludeva con la rottura delle apparecchiature o strani incidenti agli operatori.
Goodman non era del tutto sorpreso da queste coincidenze, come non fu sorpreso nell’apprendere che, durante un tentativo di rapina a mano armata ai danni di una delle gravide del programma, il rapinatore avesse rivolto l’arma contro se stesso e si fosse suicidato.
Le stesse donne riferivano ai controlli di essere felici delle loro gravidanze, e che si sentivano come guidate a compiere gesti o a nutrirsi di particolari sostanze , oppure a evitare situazioni potenzialmente rischiose per la salute del feto, sempre sotto l’influsso di una specie di consigliere interiore molto previdente.
Le dodici gravidanze procedettero con regolarità cronometrica, le ecografie periodiche mostravano dei feti di dimensioni e morfologia perfetta, quattro maschi e otto femmine.
 
 
San Antonio, agosto 2006
 
L’impianto degli embrioni era avvenuto in un arco di tempo di due settimane, ma la nascita dei bambini avvenne nell’arco di una sola notte.
Dodici neonati straordinari riposavano in cullette termiche, ordinatamente allineati nella nursery dell’ospedale. Da dietro i vetri, confuso tra i genitori ed ancora scosso per la nottata iperattiva, Goodman si sentiva chiamare da qualcuno, che non era materialmente presente.
Ebbe paura, chiamò poco dopo il consigliere alla sicurezza del Presidente, che lo rassicurò sul fatto che il Governo era assolutamente intenzionato a portare a termine l’operazione così come era stata preventivata.
 
Houston, settembre 2012
 
Al compimento del loro sesto anno di età, i figli delle stelle, come li aveva definiti nei propri pensieri Goodman, furono riuniti per una festa di compleanno comune. Nel corso della loro crescita i rapporti inviati dai pediatri sembravano quasi fotocopiati, allattamento al seno, robusti appetiti allo svezzamento, nessuna malattia di rilievo, la capacità di condizionare in senso positivo le scelte delle famiglie, che erano andate ad abitare in quartieri contigui, carattere da leader che era emerso durante le prime fasi di socializzazione all’asilo, e poi alla scuola elementare.
I bambini, i figli delle stelle, parlavano regolarmente con gli altri bambini, ma tra loro sembrava che ci fosse un canale di comunicazione preferenziale. Parlano tra loro telepaticamente, pensò Goodman ad un certo punto della festa, e vide ventiquattro occhi che lo puntarono, occhi profondi di bambino, occhi in cui Goodman lesse una forza gigantesca. Ebbe di nuovo una intensa paura, cancellata poco dopo dal fatto che uno di quei bambini gli passò vicino e gli inviò senza parlare quello che Goodman interpretò come un tranquillizzante messaggio di fiducia.
Ad un certo punto della festa, mentre gli adulti parlavano tra loro e ridevano e bevevano bevande gassate, Goodman si accorse che i bambini si erano riuniti in giardino, avevano formato un circolo tenendosi per mano, e guardavano verso il cielo. Ebbe l’impressione di vedere qualcosa che si muoveva nello spazio aereo sopra il giardino, come una specie di raggio di sole tra le nuvole, però durò pochissimo, ed i bambini sciolsero il girotondo dopo che si erano accorti della sua presenza.
 
Texas, 2020
 
Fu un anno pieno di allarmi, la comunità internazionale aveva il suo bel da fare a controllare i rissosi governi mediorientali che, ormai privati del potere derivante dallo sfruttamento del petrolio, completamente sostituito da una nuova forma di energia, cercavano di farsi la guerra uno contro l’altro per accaparrarsi le sorgenti d’acqua.
Sulla placca ritrovata nella capsula che aveva portato sulla terra i dodici embrioni, erano incise delle formule chimiche che spiegavano processi ad alta liberazione di energia, formule che erano state sottoposte ai più avanzati laboratori chimico-fisici della terra, senza arrivare a risultati concreti.
Un giorno vennero prelevati i figli delle stelle, a cui venne sottoposta la formula con la serie di reazioni.
Loro si guardarono negli occhi, senza parlarsi, si fecero lasciare nel laboratorio dell’Università  e dopo alcune ore consegnarono il procedimento completo per avere energia dall’acqua e dall’ossigeno dell’aria.
Dissero anche che questa energia doveva essere donata a tutti gli abitanti della terra, e che era un dono del loro padre; tutti sappiamo che non andò così.
 
Houston, novembre 2022
 
I figli delle stelle si tenevano per mano, formando una specie di girotondo “è un cerchio di energia” pensò Goodman mentre li osservava dalla finestra dello studio.
Uno di loro prese un telefono cellulare, Goodman presentì che avrebbe squillato il telefono sopra alla scrivania, e si allontanò dalla finestra.
“tu non sei nostro padre, il nostro vero padre sta per arrivare, e verranno con lui tutti i nostri fratelli, voi dovrete solo obbedirci” , Goodman si sentì gelare il sangue, si riavvicinò alla finestra, il girotondo dei figli delle stelle continuava, mentre il cielo si era riempito di oggetti volanti “astronavi” pensò lui, ed un raggio di luce intensissima partiva dal centro del girotondo bucando le nuvole e perdendosi nel cielo, come a voler guidare le navi spaziali proprio verso di loro.
Gli venne quasi automatico iniziare a recitare una preghiera, mentre la sensazione di freddo lo attanagliava, e gli impediva di muoversi dalla finestra.
padre nostro che sei nei cieli...” . Goodman non continuò perché sentì la porta dello studio aprirsi, ed un forte messaggio telepatico insinuarsi nella sua testa. Dopo, non sentì più nulla.
 
 
postato da: Medicineman alle ore 22:53 | link | commenti (12)
categorie: storie
mercoledì, 28 giugno 2006

antò, fa caldo

Senza nomemi pare che si legga abbastanza chiaramente che oggi c'erano 44,5 gradi in sicilia, allora perchè quelli del meteo dicono sempre temperature stazionarie intorno ai 30 gradi?

postato da: Medicineman alle ore 22:26 | link | commenti (2)
categorie: storie
mercoledì, 21 giugno 2006

il suo volo è in ritardo (non è una novità)

quando inizio a leggere un libro nuovo, generalmente in aeroporto, penso spesso "ma questa frase avrei potuto scriverla io", e mi sorprendo a sorprendermi del pensiero osceno. Volevo spiegare a qualcuno questa mia riflessione, ma nella sala imbarchi, martedi, due gemelli apparentemente teutonici , dalla presumibile età di mesi otto, gattonavano in lungo e in largo assaggiando tutti i materiali a portata di mani e di lingua. Hanno cercato di attirare la mia attenzione con gorgoglianti rumori, ma ho pensato che non valeva la pena parlare loro di letteratura. Forse mi sbagliavo. Dopo un pò la madre, una stangona di circa due metri abbigliata da finta povera, ha sibilato qualcosa in tedesco, ma i due gemelli se ne sono strafregati, continuando a leccare il gustosissimo linoleum della sala partenze numero 3. La madre smisurata allora ha preso a sistemarsi il look finto povero, lasciando che i pargoli continuassero le ispezioni sensoriali delllo spazio circostante. Poi una signora che nel frattempo si era seduta accanto a me mi ha chiesto "non ho mai preso l'aereo, lo dice qualcuno dove dobbiamo scendere? io devo andare a milano da mia figlia". E' stato un momento in cui mi sono sentito molto creativo, ma ho evitato di raccontarle storie di paracadute o parcheggio dell'aereo nel condominio, ho provato a rassicurarla, ma non sono sicuro di esserci riuscito.

c'era un signore grassottello e sudato che andava in giro con due palloncini e la cravatta storta.

c'era una tizia vestita di nero, con una maglietta molto scollata: si poteva chiaramente immaginare lo sciabordio delle sue grandi tette, ora tracimano ora no ora debordano ora no.

c'era un ragazzo tutto tatuato con un'orologio d'oro, finto, che non sapeva leggere.

mi piace leggere libri in cui persone i cui destini sembrano irrimediabilmente divergenti ad un certo punto si incontrano, e si riconoscono, o non si conoscevano ma il caso le mette in contatto e svela i destini precedenti.

c'erano due donne che allattavano, i bambini succhiavano cullati dal rumore degli annunci.

c'erano donne con scarpe spaiate, e di colore diverso, che forse lo avevano fatto apposta.

uno mi ha chiesto do you speak english, gli ho dato le informazioni che gli servivano millantando il mio inglisc scolastico, e poi si è avvicinato un altro che mi ha detto do you speak turkish? penso di averlo guardato come si guarda un alieno perchè si è subito allontanato, brontolando in turkish (almeno credo).

Una volta, molti anni fa, presi l'ultimissimo volo milano-palermo, Inutile dire che era in drammatico ritardo, la carlinga era semivuota, e vennero caricati dei pacchi in cabina.Il volo fu orrendo, pieno di sobbalzi e vuoti d'aria, che resero la notte acida. Arrivati vicino palermo il comandante disse che a causa del forte vento di scirocco avrebbe fatto alcuni tentativi di atterraggio, ma senza sicurezza di successo, casomai, tutti a catania. Una delle hostess si sedette accanto a me, mi disse che era uno dei suoi ultimi servizi in volo. Mentre l'aereo faceva il gatto impazzito, lei mi chiese se potevo tenerle la mano. Anch'io avevo paura, era un periodo instabile dal punto di vista sentimentale, e acconsentii. Mi disse dove sarebbe andata a cenare e in quale albergo avrebbe passato la notte. Allora non apprezzavo adeguatamente le donne più grandi di me, ed ero timido in maniera imbarazzante. così quando l'aero finalmente riuscì a piantare le unghia sulla pista, le lasciai la mano.

credo che se la reincontrassi la riconoscerei.

postato da: Medicineman alle ore 23:33 | link | commenti (14)
categorie: storie
giovedì, 15 giugno 2006

autopromozione

 

si, viaggiare.

b&b&arts a Palermo. (sono in lieve conflitto di interessi, ma c'è chi ha fatto peggio)

postato da: Medicineman alle ore 21:12 | link | commenti (12)
categorie: autopromozione
lunedì, 12 giugno 2006

amore meccanico

Oggi, nonostante l'estate continentale che ha colpito la Sicilia, mi trovavo nel suo capoluogo di provincia più alto, che credo anche sia il capoluogo più alto d'Italia. Ho avuto (forse è stato il freddo?) un impellente bisogno di Bancomat. Ho individuato quello della banca di cui sono correntista,  digitato il codice segreto e chiesto la somma. Ad un certo punto, mentre pensavo come al solito ai cazzi miei, il bancomati ha fatto beep. "ho superato il plafond" mi sono detto rientrando dentro ai pensieri locali, invece le banconote erano uscite; guardando il monitor ho visto la seguente scritta: caro Antonio, sappiamo che il 14 giugno è un giorno importante per te, auguri dalla tua banca".

questo forse è amore, meccanico, elettronico, ma sempre amore  O no?

ps: il 14 giugno sono 46.

postato da: Medicineman alle ore 22:16 | link | commenti (16)
categorie: storie
mercoledì, 07 giugno 2006

offerta speciale di frasi di circostanza

si invitano i lettori a incrementare l'offerta, aggiungendo il loro contributo nei commenti.

Non ne avevamo mai parlato, è vero dico io, ma non pensare che sia per colpa della solitudine.
Milioni di persone si sentono sole, credono di essere sole, vorrebbero non essere sole, e non vengono qui, a questo angolo di strada, vicino a questo cartello stradale di divieto di sosta a dirti vorrei uscire con te.
 
Voglio che tu te ne vada, adesso, subito, e che tu scompaia dalla mia vista. E dalla mia vita. E questo non è un avvertimento, l’ultimo avvertimento lo avevi avuto la settimana scorsa, ora il tuo tempo è davvero scaduto. Immagina un vuoto, una fotografia dove una sagoma è stata ritagliata, manca completamente. Il buco sei tu, una specie di buco nero che ha inghiottito tutte le mie energie, adesso basta, voglio che tu te ne vada.
 
Così sei incinta. Cazzo, pensavo che una come te prendesse la pillola. E poi sei sicura che sia mio. Come fai a essere sicura. ctate in quella cazzo di isola greca dove te ne sei scappata. e mie energie, adesso basta, voglio che tu te ne vada. strada, vi Con quanti hai scopato quest’estate in quella cazzo di isola greca dove te ne sei scappata. Non puoi più abortire adesso, non te l’avrei chiesto nemmeno, cazzo non ho nemmeno i soldi per comprarmi un paio di mutande nuove, figurati se potevo pagarti il ginecologo. Lo tieni, quando nasce fammelo conoscere, vediamo se mi somiglia.
 
Vostro figlio, non prendete le mie parole come una offesa personale, sappiate che non c’è nulla di direttamente personale, vostro figlio dicevo, è un idiota. E per questo motivo verrà bocciato. Mi correggo, mi perdoni signora, non volevo essere offensivo. Sembra un idiota, dal modo in cui si comporta in classe. Il suo rendimento è impossibile da quantificare, ecco perché abbiamo deciso di bocciarlo. Non pianga, è per il suo bene, credo.
postato da: Medicineman alle ore 22:09 | link | commenti (7)
categorie: storie
domenica, 04 giugno 2006

le mani idrauliche del rabdomante

E forse, e forse è sicuro, che mentre le note acidule e sgomitanti si inseguono fuori dai coni dei tweeter, forse, dicevo, qualcuno altrove mi sta pensando.
Forse in cucina, con i guanti di gomma marca marigold una misura più piccola del necessario, col pube attaccato al lavandino, e il piccolo vibrare dell’acqua che esce dal rubinetto si fonde con l’onda sfigmica.
Lo so, la testa non trova una posizione comoda sul divano, è colpa dell’artrosi cervicale dice lei, è colpa del fatto che sono in tensione, una tensione flessibile, come l’archetto di salice che si fa vivo nelle mani idrauliche del rabdomante.
Piove? Vai a vedere, rientrami il violino, l’ho dimenticato sopra il cofano della citroen, figlio distratto dico io, ti ho creato in un attimo di smemoratezza spermatica e mi tocca recuperare le tue cose in giro, tu sei un artista mi dici senza certezze, molto sorpreso della mia fragile incertezza delle tue capacità di essere figlio.
Tu, invece, sei un artista, figlio di cellule e molecole, che in qualche modo credo che risuonino in maniera simile alle mie, eppure tu sei capace a leggere la carta della musica, nel balcone annegato di sole e delle ombre dei cumulonembi che si inseguono, e di formiche che seguono le linee geografiche delle piastrelle di maiolica siciliana.
Mi sembra di ricordarlo, devo scuotere le connessioni, sbattere la memoria come un piccolo tappeto impolverato, ecco si fa nebbia, il pulviscolo atmosferico si solleva e resta quasi paralizzato in aria, mentre alcuni fasci di fotoni, luce si chiama nel linguaggio di tutti i giorni, alcuni fasci di fotoni mi piace di più, certificano l’esistenza e la consistenza degli atomi sparsi nella penombra della mia stanza, che è la camera privata dove si espande la memoria, come un leopardo che si stiracchia pregustando il momento in cui stringerà e reciderà la giugulare del capibara, e tutti gli indicatori dicono perfetto: pronto allo scatto.
Scatta la connessione sinaptica giusta, signore e signori è il rumore dell’osso che si spezza (quando la caviglia della ragazza sui rollerblade , quando lo sterno del camionista stanco, quando la mascella del muratore, quando lei aprì la finestra e la tavola restò apparecchiata, quando il bambino pensò forte, fortissimo, posso volare, e volò davvero) e dal midollo osseo esce un frammento di papiro arrotolato contenente un ricordo.
Dicevo il ricordo, proprio quello, catalogato alla voce colpo di coltello a tradimento, e viene anche da gridare dal dolore, lei veniva dal nord, ma non è certo, e nuotava come una sirena, il mare era quello misterioso degli scogli dorati al tramonto, la spiaggia era deserta come una chiesa di martedì, e quando avresti voluto dirglielo che ti piaceva era già un ricordo, archiviato alla casella lettera morta.
postato da: Medicineman alle ore 23:05 | link | commenti (7)
categorie: storie