E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare
(f.de andrè, il suonatore jones).

(foto di medicineman)
Il caldo durava da giorni. La notte, se si dormiva era un'agonia, e se si sognava, si sognava di essere in guerra, o arrostiti vivi in un terribile incendio. Poi, svegliandosi, la camiciola del pigiama era zuppa di sudore. Magari nelle mattinate si richiudevano le persiane per provare a fermare la luce, che infuocava tutto già dall'albeggiare. Quella notte i sogni erano stati più inquietanti; la scuola e il terribile maestro Pizzuto che lo minacciava con la verga di bambù (anche se l'aveva lasciata da un pezzo,) i lanci col paracadute (ma quando mai lui si sarebbe lanciato col paracadute, aveva paura pure della corriera, altro che aereoplano), il libri contabili della putìa che si smarrivano tra gli scogli della marina e bisognava cercarle anche di notte tra topi e granchi neri e minacciosi. Però verso le quattro del mattino, che ancora neanche una spruzzata di rosa e azzurro annunciava la giornata, cominciò a ventilare. Saverio cercò il lenzuolo con il piede, se lo tirò sopra, fino al ventre. Poi, visto che il venticello stava rinfrescando la casa, si cummugghiò fino al collo. Abbracciò il cuscino e si riaddormentò. Alla mattina dopo, si sentiva meglio. I mali sogni l'avevano abbandonato, e s'era potuto fare una dormita di sette ore, come un picciriddo. S'alzò dal letto, spalancò le persiane sulla strada dove sacchetti e foglie s'assicutavano, soffiati dal maestrale. S'affacciò nel balconcino che guardava la piazza, ancora era presto, c'erano solo un cani vecchiu appoggiato al muro della chiesa che pareva morto, ma per come russava si capiva che era vivo, e due manovali che aspettavano la chiamata per la giornata di lavoro in campagna. Saverio resipirò profondamente, l'aria fresca gli squagliò l'angoscia e il catarro che aveva nel petto. Nella piazza passò la signorina Sara, la figlia di Don Ciccio, che andava ad aprire l'ufficio postale. "No", c'aveva detto Sara a Saverio qualche anno prima, "no, e se non te ne vai chiamo a mio padre". E così Saverio se n'era andato. Un colpo di vento nella piazza alzò la munnizza in aria. La signorina Sara si mise la mano sul foulard, che voleva scappare via, premendolo sulla testa. Però il vento vastaso ci alzò la gonna di voile a fiori, e ci si videro per qualche istante le cosce e le mutande. Saverio rientrò in casa, che l'effetto del vento fresco gli era già passato; angoscia e catarro ammuttavano lo sterno, forte. Sentì caldo, caldo da crepare.


foto di medicineman

foto di medicineman

foto di medicineman
quello aperto, vale 24. Gli altri, uno.
(Poi, se avete qualche difficoltà, fatemi gli auguri lo stesso.)

l'italico elettore visto dal suo costruttore.

(foto di medicineman)
Fredda? no, non è fredda, buttati, poi basta che nuoti, vedrai che va bene. Eppoi è così trasparente, il bello della stagione appena iniziata. Tagliando la superfice, entrando diagonale sotto il pelo dell'acqua. Le solite dieci bracciate sotto, ad occhi aperti, rassicurato dal colore che conosco. E le altre venti frenetiche, veloci, per arrivare al traverso dello scoglio grande, poi ritornare a riva, altre venti bracciate in uno stile diverso, che mi consenta di respirare. Le cose restano tutte uguali, i sassi sono sempre gli stessi, le persone no, quelle prima crescono, poi cambiano, poi non ci saranno più. Magari hanno cambiato spiaggia, forse hanno cambiato dimensione (ma come, era così giovane. un tumore? proprio lui doveva pigliarsi). Guardati le mani, sei morto di freddo, vieni che ti asciugo, e mettiti l'ambra solare, che altrimenti stasera sarai tutto rosso, e non potrai dormire. Ancora uno sguardo, a sinistra la rocca di Cefalù, a destra i coni rovesciati delle Eolie; è ora di andare, ognuno porti le sue cose, non lasciate niente sulla spiaggia. Niente, solo i ricordi.

(foto di medicineman)
Accademici da tutto il mondo, designer di fama planetaria, raffinati cultori della bella letteratura.
ops, mi sono sbagliato.
Blogger e fumettari, a wild bunch, tutti insieme appassssionatamente per la presentazione del volume tratto dal blog-concorso "blog & nuvole" . Dove? ammilano.
I dettagli al link sopra. Io ci sarò, anche perchè poi se magna 


vi piace il viola?




(tutte le foto di medicineman)

Al referendum potremo votare anche per l'abolizione dell'influenza suina, oltre che per l'abolizione del porcellum? E poi, possiamo votare per l'abolizione dei referendum? E possiamo votare per l'abolizione del voto? Mi arriva una nota dell'Ans(i)a che mi informa del fatto che il Presidente vota sì, soprattutto per l'ultimo. Me ne arriva un'altra che mi informa del fatto che il ministro del welfare ha cambiato il nome all'influenza suina, ora si chiama nuova influenza, tra qualche giorno si chiamerà libertà dall'influenza o influenza delle libertà. Il portavoce Cape Zone ci informa che troppa libertà provoca influenza. Lo dice lui che non si lascia influenzare dal Presidente antivirale. Il motto della imminente campagna elettorale: una supposta avvolta nella velina per tutti!

(foto di medicineman)
Ma, ora, non me ne viene nessuna. Però ho delle attenuanti: ad esempio ho avuto il computer rotto per tre settimane, e quel poco che ho postato l'ho fatto scroccando per pochi minuti il pc a qualcuno dei figli, che subito lo reclamava.
Però, è vero, ho molte cose da raccontare, devo solo trovare il filo da tirare.

(foto by Blackmamba)
Questo sono io: eh, chi se l'aspettava? Tutta stà messa in scena per informare gli addetti ai lavori , ovvero i blogger che sono anche biker (uh che accoppiata azzardata) che è online un nuovo (un altro!) blogmagazine, all'indirizzo www.lasiciliainmoto.it . Si, lo ammetto, ci scrivo pure io, ho una rubrica che si chiama scootervisions. Non solo per addetti ai lavori.
Alla processione della Madonna dell'Itria, oggi. La chiesa è quella della confraternita dei Cocchieri. Il quartiere è quello della Kalsa, a Palermo.
Esce prima l'incenso

poi arriva la banda, con le marce funebri,

la gente prepara i ceri,

esce la vara di cristallo, col figlio morto,

scortata dai centurioni,

un sacerdote al balcone di una casa spiega il momento alla gente,

piove, servono le luci,

poi, inizia la fatica dei portatori,

si passa davanti ad altre chiese,

ed altri spettatori osservano,

poi, sarà la giornata particolare, si incontra un'altra processione.

(foto di medicineman)

Caro Onorevole Erode, caro Senatore Erode, caro Ingegnere Erode, caro Costruttore Erode, caro Funzionario Erode, caro Ispettore Erode, cari Voi che non avete controllato, deciso, autorizzato, verificato, tranne che al momento di chiudere un occhio e aprire una tasca per infilarvici dentro una luminosa mazzetta, vi domando: che civiltà è. che stato è. che progresso è.
Che civiltà è quella che chiude un occhio e lascia distruggere il proprio futuro, non curandosi della sicurezza di tutti quei giovani ( e magari anche figli vostri, oppure li avete mandati in Svizzera, a studiare) lasciati al proprio destino in una casa dello studente costruita con la polvere. Una politica che non protegge adeguatamente chi sta sacrificandosi allo studio, per costruire il futuro della nazione, non è degna di presentarsi a sbraitare arrogandosi consenso davanti a noi.

(foto di medicineman)
Preciso: la definizione del titolo non è mia, ma del mio amico Sergio Vespertino, e la cito per averla sentita nel suo spettacolo venerdì sera. Oggi pomeriggio la medmoglie ha interrotto la mia meritata pennica postprandiale domenicale (ho cucinato risotto con la zucca rossa del mio orto e il salmone affumicato portatomi dall'amico irlandese Felgar , salsiccia al vino rosso, fragoloni con la panna) e mi ha detto, con un tono di quelli che non ammettono repliche: "ho assolutamente bisogno di un paio di scarpe nuove, accompagnami". Dovete sapere che lei, la medmoglie, non ha bisogno della mia compagnia per essere trasportata, o per avere una carta di credito da spremere, ma perchè, essendo indecisa come la maggior parte delle donne, non riesce a risolvere amletici dilemmi davanti a tre quattro paia di scarpe da comprare. E non pensiate che non se le potrebbe comprare tutte, è che vuole mantenersi la possibilità di farsi un altro giro un altro giorno, che magari arrivano dei modelli nuovi, non si sa mai. Il vero motivo per cui vuole farsi accompagnare da me, che la domenica pomeriggio sono gioviale quanto un plantigrado appena uscito dal letargo, è che le faccio acquistare delle scarpe che di solito lei non avrebbe il coraggio di comprare, o perchè non le "vede addosso" o perchè non le avrebbe mai notate in mezzo alle altre. Ed anche oggi è andata così. Pensavo di essermela cavata, con il sacco di carta rigida al polso, e di potere tornare a casa, invece ha cominciato a percorrere le strade del centro passando da un lato all'altro della strada, da una vetrina all'altra, eseguendo un ricamo che non ha lasciato indenne alcuna vetrina (da cui lo shopping a punto croce). E nel frattempo ho avuto modo di vedere e sentire alcune cose. Avevo già notato una utilitaria coreana piena di donne che ascoltavano musica rap coi finestrini abbassati, avevo notato che aveva fatto il giro dell'isolato alcune volte, scortata da uno scooterista. Ad un certo punto la macchinetta si è fermata, obbedendo ad un perentorio gesto dello scooterista. Si è spalancato uno sportello posteriore, e ne è scesa una tipa in tuta ginnica colore brasile, una specie di arancina con i piedi per dirla alla palermitana. Si è diretta verso un negozio con una grinta preoccupante, e mentre che si avvicinava gridava Cinzia sei troia, Cinzia sei buttana, Cinzia ficca con mio marito. La scena è durata una trentina di secondi, in cui tutti quelli che erano impegnati nella scorta allo shopping si sono fermati, come paralizzati, in attesa che l'arancina coi piedi incontrasse Cinzia. Dal negozio dove presumibilmente la meretrice Cinzia era stata individuata sono usciti due masculuni, che hanno afferrato l'arancina urlante per le ascelle e l'hanno sbattuta dentro la macchinetta coreana, che dopo poco è ripartita sgommando. Da sottolineare il fatto che nonostante i due brutos l'avessero acchiappata, quella non ha smesso di urlare che Cinzia era questo e quello e che tutto il resto. Non sono andato a vedere la faccia di quella dentro il negozio, bisognava andare avanti, altre vetrine ci attendevano. Poi, dentro l'elegante atelier di una famosa sartoria nazionale, ho visto un abito che mi ha ricordato gli anni settanta, ed una malinconica sorella di mio padre, che se ne andò prima di lui. Incredibile il potere di una stoffa stampata.
(arancina con i piedi=parallepipedo rettangolo ambulante di sesso femminile) (cinzia ficca con mio marito=cinzia fornica con il mio coniuge)
Tutti, proprio tutti, si aspettavano molto da me. E così, sono stato costretto a diventare una star patinata.

ma ancora non gli basta, non gli basta.

(da www.origamimauro.it )
I concorsi letterari, voglio dire.
Sul sito dell'editore (Ottavio Navarra) che mi ha pubblicato "chimiche interiori" e (recidivo!) "fulminati", troverete il bando completo del concorso letterario "giri di parole". Fatevi un giro, qui

Si parla d'Israele, si parla di arabi, si parla di uomini, donne, deserto e sentimenti. Un gruppo bandistico di Alessandria d'Egitto, splendidamente naif nella sua uniforme azzurro cielo, viene scodellato in un aeroporto in terra d'Israele. Non c'è nessuno ad attenderli, il direttore della banda è un uomo pratico, anche se di pronunzia non perfetta, chiede informazioni sui bus per raggiungere la località che li attende e ovviamente finisce in un non-luogo in mezzo al deserto, abitato da esseri che sembrano presi da una collezione di casi quasi umani. La musica, e la semplice lingua delle emozioni aiuteranno questi musicisti prestati alla polizia egiziana a entrare in relazioni più o meno profonde con gli abitanti del posto, che li ospitano per una notte, in attesa del bus che l'indomani li porterà alla giusta destinazione. La notte. Piena di chiaroscuri, di bagliori nostalgici, di quella forte sensazione che ti fa dire "una cosa del genere è successa anche a me". La pellicola è realizzata con affetto, senza chiasso inutile, con una fotografia che si staglia contro il deserto fisico, facendo risaltare il miliardo di mondi nascosti dentro ogni uomo.Sembra che non accada nulla, invece non è così. Allora, piazzatevi davanti al vostro televisore, accendete il dvd, tiratevi sopra una copertina di pile che aiuta, e viaggiate nel flashback emozionale. Il regista è Eran Kolirin , il film è del 2007 e si intitola La banda. A me è piaciuto ( ma sono di gusti facili).


