























(foto di medicineman)
Opere d’arte ambulanti.
I camion dei pompieri, enormi, lunghi e tirati a lustro, con delle grandi bandiere attaccate in coda, erano onnipresenti, dovunque siamo andati. Gli interventi delle ambulanze venivano accompagnati da questi incrociatori di terra rossi, che fendevano il traffico rumorosamente. Queste autobotti sono meglio di quelle di latta a frizione (i fortunati le avevano telecomandate a batteria) con la scritta fire dept con cui tutti abbiamo giocato da piccoli.

(foto di medicineman)

(foto di medicineman)
Come andiamo al Greenwich Village? Abbiamo chiesto ad un passante. E lui ha detto che avremmo capito di essere lì non appena si arrivava in un quartiere dove le strade non avevano la struttura classica di New York, tutta di rette parallele, ma che formavano un reticolo confuso, disordinato. Vi accompagno, ha detto lui, tanto sono due passi e vado anch'io da quella parte. E'successo spesso, che le persone si fermassero a chiederci se avevamo bisogno, vedendoci con una cartina in mano. Al Greenwich Village, ad un certo punto su di una recinzione abbiamo visto una collezione di piastrelle decorate. Come ex-voto. Solo che avvicinandoci è venuto fuori che si trattava di dipinti e decorazioni fatte da amici e parenti di gente morta l’undici settembre di otto anni fa. Il tema principale è la pace, e la coesione del popolo americano, molte sembrano fatte da bambini, o da gente che non ha dimestichezza con la pittura, ma vederle lì, fa un certo effetto. A me ha fatto molto più di un certo effetto. Alla trattoria irlandese, sottopiatti letterari, tutti diversi, ma pensa un pò, proprio a me.
(II-segue)

(foto di medicineman)
L’estate è cominciata il 24 luglio, con la nostra partenza per gli stati uniti, il nostro primo viaggio in direzione della merica, dove nessuno di noi era stato prima d’allora. Avevamo tanti timori e tante aspettative, possiamo dire che la maggior parte dei timori è stata dissipata, e che le aspettative sono state realizzate appieno. Però prima parliamo del gatto nella foto.
Dal cofano della zafira nera usciva uno strano rumore. “giuliana, hai i gatti nel cofano?”. Eppure, aprendolo, nel cofano si vedevano due minuscoli occhietti azzurri. “ tu chi sei?” ho chiesto agli occhietti azzurri. Tutti quelli intorno al cofano hanno infilato la mano per tirare fuori quella pallina di pelo nero, ma lui non era tanto d’accordo, si è dimenato come una biscia, ha graffiato e soffiato come una tigre, infine è riuscito a scappare a rotta di collo nella campagna, perdendosi chissà dove.
Però la notte successiva, il vigliacco è venuto a piagnucolare sotto le finestre di casa; sono uscito un paio di volte per prenderlo, ma non appena sentiva che ero fuori a cercarlo, smetteva di piangere.
L’indomani mattina lo abbiamo chiamato, facendo il verso della mamma gatta, e lui rispondeva, perso chissà dove nella fitta macchia mediterranea. Al pomeriggio si è organizzata una vera e propria battuta di caccia. Alla fina l’abbiamo individuato, nascosto sotto un cespuglio di rovi. Uno ha fatto da battitore, l’altro si è appostatp dall’altro lato del cespuglio, sperando che uscisse proprio di lì. Ho fatto tanto di quel casino che alla fine è stato costretto ad uscire, proprio dal lato in cui c’era Fabrizio ad aspettarlo. L’ha achiappato, e di nuovo la palla di pelo nero ha tirato fuori il suo armamentario da tigre per tentare di fuggire, ma ha finito la sua sceneggiata dentro una scatola di cartone; una siringa piena di latte prima, e dei croccantini junior poi lo hanno covninto che poteva essere una solizione valida, quella di restare con noi per farsi svezzare. Guardandolo bene, qualcosa di tigresco gli è rimasto; i denti di sopra non collimano perfettamente con la mascella inferiore, cosicchè sembra proprio un...gatto dai denti a sciabola!
la merica
il primo sterotipo che voglio demolire è quello relativo al fatto che i viasggi in auto attraverso gli stati uniti rischiassero di trasformarsi spesso in orrende odissee tipo "un tranquillo weekend di paura”. nessun inseguimento da parte di autobotti assassine, nè pattuglie di poliziotti zombie dalla pistola facile. il tragittto tra washington e boston, circa mille chilometri, è stato facile, non faticoso, ed è bastato seguire l'onda del traffico per arrivare a destinazione.

(foto di medicineman)
Precisazione: l'auto che ho noleggiato aveva in dotazione il navigatore satellitare, altrimenti non saremmo arrivati da nessuna parte: le indicazioni stradali sono in effetti accurate per quel che riguarda i numeri di autostrade ed interstatali , ma non danno alcun supporto nel caso si conosca la destinazione ma non la strada per arrivarci. Dicevo che basta seguire l'onda del traffico, per cui anche se il limite di velocità era quasi ovunque compreso tra 50 e 60 miglia all'ora, che corrispondono ai nostri 80-100 kmh, le altre auto sulle strade a quattro corsie andavano tra le 6 e le 75, così mi sono adeguato, anche per evitare di essere di ostacolo.
Gli autogrill sono di due tipi, quelli dove c'è starbucks, mcdonald ed altri ristoranti di questo tipo e quelli in cui invece ci sono ristpranti di catene più economiche, in cui il livello di servizio e qualità dei cibi e delle bevande servite è veramente pietoso.

(foto di medicineman)
Che bello fare mille chilometri con trentaciqnue dollari di benzina...ecco perchè molti americani preferiscono l’auto all’aereo per i viaggi interni. Tutto chiaro.
Poi, una sera che la magia ci aveva avvolti del tutto, su una piccola isola collegata alla terra con un ponte, in una villa dove aveva soggiornato persino greta garbo, un bicchiere rotto ha lacerato il polpastrello di uno dei miei figli.
Corsa in ospedale, ricovero al pronto soccorso, cinque punti di sutura. Dopo un mese è arrivato il conto, 2448 dollari. Avete letto bene, 500 dollari a punto. Si capisce perchè le lobbies non vogliono che la sanità diventi pubblica, perchè altrimenti questa fonte di ricchezza verrebbe dirottata dalle ricche tasche dei privati.
Ho stipulato-per eccesso di prudenza-una polizza assicurativa sanitaria prima di partire. Ora mi accorgo di aver fatto bene. Ne sarò sicuro quando arriverà il rimborso.
Faccio un paragone con la vita in italia: mangiare è più facile e costa meno, vestirsi costa meno (le lacoste in saldo a 28 euro...), viaggiare in auto costa meno. Sanità e case costano di più, le case in muratura al centro delle città, ovviamente, che quelle in legno sono in svendita.
Com’è per ora l’america? Con le infradito ed i piedi pittati, il 90% delle donne indossava infradito di plastica, di gomma, economiche. Scomparse le orrende crocs coi calzini, per fortuna. Il numero di saloon per manicure e pedicure era realmente impressionante, e con prezzi accessibili a tutti.

(foto di medicineman)
(fine parte 1)

Papà mi aveva mandato a dormire "sarà tardi, vai a letto". Ma io non riuscivo a prender sonno, Tito Stagno brontolava. Ad un certo punto non sentii più nessuno parlare in cucina, dove c'era un massiccio telefunken con stabilizzatore di corrente. Mi alzai e posai i miei piedi di bambino sulla ceramica , i grandi erano seduti, come ipnotizzati, io feci in tempo a vedere una specie di orso bianco che posava la grossa zampa. Sulla Luna.
la riconosci, anche se ti metti a testa sotto a guardarla.

ci sono gargoyles ad ogni angolo

spuntano gatti dai posti più imprevisti

c'è chi spara palle gigantesche

e c'è chi manifesta rumorosamente, anche se nessuno capiva un'acca

ci si trovano angoli inaspettati

e ragazze che aspettano qualcuno per regalargli delle spine colorate

infine, anche i cani si danno un'aria intellettuale, a Parigi.


tutte le foto sono di medicineman
colgo l'occasione per sospendere la pubblicazione di questo notiziario rarefatto. Il suo domatore manda in vacanza quei pochi neuroni ancora funzionanti. Prima di riprendere da Palermo passerà per New York, Washington, Boston, Pollina, Bruxelles, Valenciennes e Napoli.
Si ricomincia il 10 settembre, sicuramente con alcune cose da raccontare ed altre da commentare.
Ciau.
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare
(f.de andrè, il suonatore jones).

(foto di medicineman)
Il caldo durava da giorni. La notte, se si dormiva era un'agonia, e se si sognava, si sognava di essere in guerra, o arrostiti vivi in un terribile incendio. Poi, svegliandosi, la camiciola del pigiama era zuppa di sudore. Magari nelle mattinate si richiudevano le persiane per provare a fermare la luce, che infuocava tutto già dall'albeggiare. Quella notte i sogni erano stati più inquietanti; la scuola e il terribile maestro Pizzuto che lo minacciava con la verga di bambù (anche se l'aveva lasciata da un pezzo,) i lanci col paracadute (ma quando mai lui si sarebbe lanciato col paracadute, aveva paura pure della corriera, altro che aereoplano), il libri contabili della putìa che si smarrivano tra gli scogli della marina e bisognava cercarle anche di notte tra topi e granchi neri e minacciosi. Però verso le quattro del mattino, che ancora neanche una spruzzata di rosa e azzurro annunciava la giornata, cominciò a ventilare. Saverio cercò il lenzuolo con il piede, se lo tirò sopra, fino al ventre. Poi, visto che il venticello stava rinfrescando la casa, si cummugghiò fino al collo. Abbracciò il cuscino e si riaddormentò. Alla mattina dopo, si sentiva meglio. I mali sogni l'avevano abbandonato, e s'era potuto fare una dormita di sette ore, come un picciriddo. S'alzò dal letto, spalancò le persiane sulla strada dove sacchetti e foglie s'assicutavano, soffiati dal maestrale. S'affacciò nel balconcino che guardava la piazza, ancora era presto, c'erano solo un cani vecchiu appoggiato al muro della chiesa che pareva morto, ma per come russava si capiva che era vivo, e due manovali che aspettavano la chiamata per la giornata di lavoro in campagna. Saverio resipirò profondamente, l'aria fresca gli squagliò l'angoscia e il catarro che aveva nel petto. Nella piazza passò la signorina Sara, la figlia di Don Ciccio, che andava ad aprire l'ufficio postale. "No", c'aveva detto Sara a Saverio qualche anno prima, "no, e se non te ne vai chiamo a mio padre". E così Saverio se n'era andato. Un colpo di vento nella piazza alzò la munnizza in aria. La signorina Sara si mise la mano sul foulard, che voleva scappare via, premendolo sulla testa. Però il vento vastaso ci alzò la gonna di voile a fiori, e ci si videro per qualche istante le cosce e le mutande. Saverio rientrò in casa, che l'effetto del vento fresco gli era già passato; angoscia e catarro ammuttavano lo sterno, forte. Sentì caldo, caldo da crepare.


foto di medicineman

foto di medicineman

foto di medicineman
quello aperto, vale 24. Gli altri, uno.
(Poi, se avete qualche difficoltà, fatemi gli auguri lo stesso.)

l'italico elettore visto dal suo costruttore.